p 213 .

Capitolo  Undici.  Filosofia  e  cristianesimo  dall'antichit   al
Medioevo.

Paragrafo 1 . Il Dio uomo.
     
Le  religioni,  e  in  particolare  le  religioni  rivelate,  hanno
prodotto  corpi  dottrinali (dottrine) incentrati sull'insegnamento
divino. La divinit "parla" agli uomini e detta una serie di norme,
per  lo  pi  di contenuto etico. Si pensi alle Tavole della  Legge
date da Dio a Mos sul monte Sini.
     Fra  le  grandi religioni, l'unica che nasce non tanto intorno
agli  insegnamenti di un uomo, quanto intorno alla vita, alla morte
e  alla resurrezione di Ges, uomo e Dio,  la religione cristiana.
Ges ha compiuto l'atto che solo l'Essere, nella sua perfezione  ed
eternit, pu compiere: ha negato le leggi del divenire, la  morte.
Il  cristianesimo  la testimonianza della fede nella  resurrezione
di Ges.
     Il  pi  importante problema che si pone per le prime comunit
cristiane, affermatesi sia in ambiente ebraico sia tra i pagani,  
quello  di sancire la novit assoluta rappresentata dalla  fede  in
Ges, la rottura radicale con la cultura precedente, garantendo  al
tempo  stesso  una  continuit con la tradizione. Il  cristianesimo
delle origini instaura in tal modo un rapporto contraddittorio  con
la cultura ebraica e con quella greca.(1)
     
Il Messia, cio il Cristo.
     
Punto  nodale  della tradizione religiosa ebraica    l'attesa  del
Messia,  cio  l'avvento  del  Regno di  Dio.  Messia  (in  ebraico
mashach)  significa "unto" (in greco christs), cio insignito  di
dignit regale. Il Messia  l'inviato di Dio che garantir  pace  e
prosperit al popolo eletto di Israele.
     Per  un  piccolo  gruppo  di  Ebrei  che  aveva  cominciato  a
seguirlo, Ges  il Messia annunciato dalle Scritture: "durante  il
cammino  interrogava i suoi discepoli domandando loro: "Gli uomini,
chi  dicono che io sia?". "Alcuni dicono che sei Giovanni Battista,
altri Elia e altri uno dei profeti". Poi domand loro: "Ma voi, chi
dite  che  io  sia?". Pietro, rispondendogli,  disse:  "Tu  sei  il
Cristo""(2).
     
     
     p 214 .
     
     L'avvento  del Regno di Dio  il tema centrale del Vangelo  di
Matteo,  molto probabilmente destinato alle comunit  cristiane  di
origine giudaica e agli stessi Giudei.(3) L'identificazione di Ges
con  il Messia risponde all'esigenza di mantenere una continuit  e
al  tempo  stesso  di operare una rottura rispetto alla  tradizione
ebraica:  Ges  rappresenta  il compimento  di  quello  che  per  i
cristiani    diventato  l'Antico Testamento,  e  al  tempo  stesso
l'avvento  del  Regno  che  trova  la  sua  espressione  nel  Nuovo
Testamento.
     Il  "regno" che aspettavano i Giudei  comunque molto  diverso
da   quello  cui  si  riferisce  l'evangelista  Matteo:   i   primi
attendevano un regno mondano e storico che per molti, ai  tempi  di
Ges,  voleva dire liberazione dal dominio dei Romani,  il  secondo
parla invece di un Regno che viene solo inaugurato dalla venuta  di
Cristo  sulla Terra, perch  destinato a realizzarsi soltanto  con
il suo ritorno glorioso alla fine dei tempi.(4)
     Ges,  l'artefice del nuovo Regno,  qualcosa  di  pi  di  un
inviato del Signore, egli  il "Figlio di Dio",(5) anche se per  s
rivendica il titolo di "Figlio dell'uomo".
     Definendosi Figlio dell'uomo Ges vuole assumere su di  s  il
peso  di tutta l'umanit e presentarsi come suo salvatore:  il  suo
Regno    destinato a liberare non solo il popolo eletto, ma  tutti
gli uomini. La via che egli indica  la via della salvezza.
     
La salvezza.
     
La  resurrezione di Ges crocifisso  la garanzia di  salvezza  per
chi  crede in lui, per chi sar germogliato dai semi del buon grano
da  lui gettati nel campo del mondo, mentre per le piante nate  dai
semi  della  zizzania  il destino  "la fornace  ardente  ove  sar
pianto e stridor di denti"(6).
     I primi cristiani attendono con impazienza il ritorno glorioso
di  Cristo, che immaginano imminente, e temono di morire prima  che
questo  avvenga.  Paolo  chiarisce senza ombra  di  dubbio  che  la
salvezza  garantita a tutti coloro che hanno fede: coloro che sono
morti con la fede in Cristo risorgeranno.(7)
     La  resurrezione  dei  corpi, la vittoria  sulla  morte,  sar
comunque salvezza solo per coloro che sono morti "in Cristo" e che,
"rapiti nelle nuvole", incontreranno il Signore nell'aria e saranno
per  sempre  con il Signore.(8) Per i peccatori arde  la  "fornace"
dell'Inferno.
     La salvezza dalla morte passa per la liberazione dal peccato.

p 215 .

Il peccato.
     
Tutta  la  cultura  greca si  confrontata con  il  problema  della
colpa, con quello del male e con quello della morte.
     Di  fronte al mito che faceva ricadere sui figli le colpe  dei
padri  e  sui  popoli le colpe dei re, la filosofia ha  cercato  di
attribuire  all'individuo, libero e consapevole, la  responsabilit
delle sue azioni.
     Il  male,  soprattutto  a partire da Socrate,    mancanza  di
Essere   (Non-essere)   e   mancanza  di   conoscenza   dell'Essere
(ignoranza).
     La  morte  pu essere la disgregazione degli enti  e  la  loro
dispersione nel Tutto, come sostenevano gli atomisti, oppure  causa
e  inizio  di  nuova  vita come volevano i  pitagorici,  Socrate  e
Platone, ma anche Empedocle ed Eraclito.
     Nella  tradizione ebraica la morte  la pena per la  colpa  di
avere  coscientemente  e deliberatamente rotto  il  patto  con  Dio
disubbidendo  a  un  suo precetto. Il peccato, che  rappresenta  la
rottura fra uomo e Dio, produce anche la rottura fra i membri della
societ umana, tra l'uomo e la donna, tra i loro figli, tra  l'uomo
e la natura.
     La  ribellione dell'uomo a Dio vede, fino dalle  prime  pagine
della Bibbia, l'entrata in scena di un terzo personaggio, del tutto
sconosciuto alla sapienza greca: il demonio o Satana, il "serpente"
che  spinge  Eva a cogliere e mangiare il frutto proibito  da  Dio.
Nell'Antico  Testamento  si  parla  pochissimo  di  questa  figura,
destinata  invece a diventare molto importante nel Nuovo Testamento
e  in  tutta  la  dottrina cristiana, fino ai nostri giorni.(9)  Il
demonio    una presenza attiva, una forza viva e reale che  agisce
nel  mondo  e  tra gli uomini: anzi, nel Nuovo Testamento,  egli  
presentato come signore e padrone di questo mondo.(10)
     Il  Male (personificato dal demonio), quindi, nella tradizione
biblica, e in particolare in quella neotestamentaria, non ha,  come
nel  mondo greco, la caratteristica di Non-essere, di tenebre  dove
non  giunge  la luce divina dell'Essere - come dice Plotino  -,  ma
quella  di un essere reale opposto al Bene e in continua lotta  con
questo: anch'egli dio (thes), secondo l'espressione di san Paolo.
     Ges,  sulla  Terra,  il grande antagonista del  demonio:  lo
vince quando
     
     p 216 .
     
      tentato, lo sconfigge morendo sulla croce;(11) ma soprattutto
promette  di  ritornare,  alla  fine dei  tempi,  per  distruggerlo
definitivamente.
     
Un Dio persona.
     
Nell'alveo  della  tradizione ebraica, il cristianesimo  sottolinea
ulteriormente  le  caratteristiche di  persona  della  divinit.  E
proprio  partendo  da  un Dio che  persona  prenderanno  corpo  il
mistero trinitario e i primi dissidi sulla natura di Cristo.
     La  nuova religione nasce pi che su una dottrina - che  verr
elaborata nel corso dei secoli - sugli atti di Ges.(12) Il  Lgos,
Ragione e Parola divina, si fa persona ed entra direttamente  nella
storia degli uomini per liberarli dal peccato e per dare un senso e
uno scopo al mondo. Mentre per la tradizione ebraica la parola e la
presenza   divina  si  manifestano  attraverso  la  Legge(13),   il
cristianesimo   incentrato sull'azione salvifica  di  Ges,  sulla
sconfitta della morte e del peccato grazie al suo sacrificio: non a
caso  il  nucleo della liturgia cristiana, il sacrificio di Cristo,
viene costantemente rivissuto nell'Eucarestia.

